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Oftalmologia (oculistica)

L'oftalmologia (o oculistica, oftalmoiatria) è quella branca della medicina che si occupa di prevenzione, diagnosi e terapia delle malattie dell'occhio, della misurazione della vista e della correzione dei vizi refrattivi.

Il medico specialista viene chiamato oculista o oftalmologo / oftalmologa.


La struttura dell'occhio e le sue patologie

Dei cinque sensi, la vista gode maggiore considerazione, benché molti psicologi affermino che in realtà è una menomazione all'udito e non alla vista a creare maggiori problemi nello sviluppo intellettuale dell'età evolutiva.

Le patologie che si manifestano agli occhi sono di varia natura e alcune possono portare alla cecità totale se non curate prontamente. Una visita periodica dall'oculista pertanto non è soltanto raccomandata, ma obbligatoria almeno dopo i quarant'anni. Si consideri anche che la collaborazione tra l'oculista e altri specialisti (cardiologi, pediatri, diabetologi, internisti, ecc.) è fondamentale per il trattamento per esempio del diabete, dell'ipertensione e di altre malattie sistemiche in generale.


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Anatomia oculare

L'occhio, di forma sferoide, è costituito anteriormente dalla cornea5, che è il segmento esterno del globo oculare, è trasparente e lascia quindi attraversare i raggi di luce che originano le immagini.

Essa è protetta dalle ciglia, che in qualche misura impediscono il passaggio di corpi estranei, e dalle palpebre, che, oltre a questo, hanno anche il compito di inumidire, servendosi dell'apparato lacrimale, la superficie esterna della cornea mediante movimenti volontari e automatico-riflessi.

La cornea può presentare delle irregolarità che danno luogo all'astigmatismo, dovuto a una rifrazione anomala dei raggi luminosi; può altresì alterarsi se cambia la composizione chimica della pellicola lacrimale. L'occhio esterno può andare incontro a diverse patologie infettive, quali l'orzaiolo, la congiuntivite e, più pericoloso, il sarcoma.

Separata dalla cornea e dall'umore acqueo, l'iride1 ha la funzione di regolare l'entrata dei fasci luminosi nell'occhio variando il diametro di un foro centrale, la pupilla2, che esplica così il ruolo del diaframma dell'apparecchio ottico. Le iriti sono le tipiche affezione dell'iride, che nella vecchiaia può anche atrofizzarsi. Tra la cornea e il cristallino vi è una cavità piena di umor acqueo4 che viene continuamente prodotto e continuamente deflisce attraverso appositi canali; qualora questo non accada, aumenta la pressione endoculare e insorge il glaucoma, una patologia tanto più pericolosa quanto più silente.

La struttura dell'occhio
1) IRIDE, 2) PUPILLA, 3) CRISTALLINO, 4) UMORE ACQUEO, 5) CORNEA, 6) LEGAMENTI SOSPENSORI DEL CRISTALLINO, 7) MUSCOLI CILIARI, 8) UMORE VITREO, 9) MUSCOLO RETTO SUPERIORE, 10) MUSCOLO RETTO INFERIORE, 11) FOVEA, 12) VASI RETINICI, 13) NERVO OTTICO, 14) PUNTO CIECO, 15) SCLEROTICA, 16) COROIDE, 17) RETINA

Di grande importanza, per una visione corretta, è il cristallino3, a forma di lente biconvessa, che ha la funzione di convergere i raggi luminosi sulla retina17. L'affezione più grave del cristallino è la cataratta, quando esso perde la sua trasparenza, ma può portare a disturbi della vista (che si manifestano con senso di affaticamento e annebbiamento della vista, bruciori agli occhi, mal di testa) quando non riesce a mettere a fuco l'immagine sulla retina, bensì davanti (miopia) o dietro (ipermetropia); con l'età perde anche la sua capacità di adattamento, si indurisce e provoca un altro disturbo, la presbiopia. La retina, infine, è, in analogia con un apparecchio fotografico, la "pellicola" su cui si imprime l'immagine e costituisce il terminale del nervo ottico che porta il segnale al cervello; essa è costituita in modo tale da captare di un oggetto la forma, il colore, ecc., e, poiché i segnali arrivano da entrambi gli occhi leggermente sfalsati, anche la tridimensionalità.

Le retinopatie vanno dai retinoblastomi dei bambini alle forme distrofiche degli anziani, dalle maculopatie diabetiche alle corioretinopatie sierose centrali, dall'alterazione del senso cromatico (incapacità di distinguere il rosso, il verde e o il blu) ai tumori, ma anche il distacco della retina non è tanto infrequente.


La visita medica

Assistito da un ottico-optometrista con il compito di preparare il presidio ottico prescritto (generalmente le lenti), l'oculista ascolta la descrizione dei sintomi riferiti dal paziente, che può lamentare visione doppia (diplopia), abbagliamenti, aloni colorati intorno alle luci o cecità diurna o notturna, distorsione delle immagini o generici disturbi del campo visivo (lampi di luce, macchie mobili davanti agli occhi, mosche volanti, ecc.); va riferito al medico anche un miglioramento nella visione per vicino, che se compare in soggetti presbiti, che per esempio tornano a leggere bene il giornale senza bisogno di occhiali, è segno di una miopizzazione che potrebbe dipendere da un'incipiente cataratta senile o dismetabolica (diabetica).

Lo specialista fa quindi una anamnesi sullo stato generale di salute del paziente, sapendo che i disturbi della vista possono derivare anche da malattie di carattere sistemico (ipertensione e diabete fra le più importanti e, anche se più raramente, miastenia ed esoftalmo del morbo di Basedow); successivamente controlla eventuali presenze di arrossamenti, emorragie, macchie, la trasparenza del cristallino, la forma regolare della pupilla e dell'iride, ecc.; con apparecchiature sofisticate indaga all'interno dell'occhio la pressione del globo oculare e lo stato della retina. In particolare lo studio del fundus oculi fornisce informazioni dirette sia per quanto riguarda alcuni importanti fenomeni endocranici correlati alla circolazione del sangue e del liquor, sia sulle condizioni di analoghi distretti microcircolatori, per esempio quello cardiaco e renale. Infine il medico procede all'esame della vista, di cui controlla almeno le tre funzioni fondamentali, ossia l'acutezza visiva, il campo visivo e il senso cromatico. Se vengono riscontrati dei difetti (con un visus inferiore ai 10/10), prescrive le lenti correttive adatte, che possono essere normali, bifocali, progressive, a contatto.

Le lenti a contatto, oggi fortemente diffuse anche per motivi estetici, sono indicate specialmente nell'astigmatiso irregolare, nella miopia elevata, nel cheratocono (forte alterazione della curvatura della cornea), nell'ipermetropia elevata e nell'anisometropia (disuguale potere di rifrazione dei due occhi).